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Gay & Bisex

Simone in visita al convento dei monaci


di loveolder78
01.03.2026    |    135    |    0 8.0
"Con la sua autorità di priore, divenne il promotore silenzioso delle riunioni successive..."
Simone aveva trent'anni, una corporatura nella norma con una leggera pancetta che gli dava un'aria accogliente e matura, molto pelo nero folto sul petto e sulle gambe che lo rendeva virile e appetitoso, capelli neri corti e una barba corta curata che incorniciava il suo viso regolare. Il suo fisico era corpulento senza muscolatura marcata, in pratica un uomo nella media per la sua età, con un fascino quotidiano che nascondeva una passione travolgente. La vita in città lo aveva logorato fino all'osso. Il caos, il rumore, le relazioni superficiali con ragazzi della sua età che non capivano il suo desiderio profondo per qualcosa di più maturo, più vissuto. Era gay da sempre, ma la sua passione vera era per gli uomini anziani, over 70, soprattutto quelli pelosi e tarchiati, con corpi segnati dal tempo, pance rotonde e peli bianchi che coprivano petto, braccia e gambe come una foresta selvaggia. E i piedi... oh, i piedi lo facevano impazzire. Piedi grandi, venosi, puliti e ben curati, con unghie tagliate e pelle morbida nonostante l'età. Voleva accarezzarli, baciarli, leccarli fino a far gemere quei vecchi stalloni. Avrebbe fatto qualsiasi cosa per soddisfarli: aprire la bocca per ingoiare la loro sborra calda, offrire il suo culo stretto per essere sfondato, lasciare che gli spruzzassero il seme su tutto il corpo. Era la sua fantasia perversa, e per questo aveva scelto di rifugiarsi in quel antico monastero sperduto tra le campagne marchigiane, di cui aveva sentito parlare da un amico. Non era credente, ma aveva bisogno di pace, e l'idea di passare qualche settimana tra monaci anziani lo eccitava da morire.
Arrivò al monastero in una mattina di primavera, con il sole che filtrava tra le colline verdi e i vigneti. L'edificio era imponente, di pietra antica, con un chiostro silenzioso dove l'unico suono era il cinguettio degli uccelli e il fruscio delle tonache. Padre Bernardo, il priore di 85 anni, lo accolse con un sorriso saggio e un abbraccio fraterno. Era un uomo tarchiato, con una pancia prominente coperta da una tonaca logora, peli bianchi che spuntavano dal collo e dalle mani nodose. I suoi piedi, calzati in sandali di cuoio, erano larghi e venosi, con dita tozze che Simone fissò per un attimo di troppo, sentendo il cazzo indurirsi nei pantaloni. "Benvenuto, figliolo," disse Padre Bernardo con voce rauca e profonda. "Qui troverai pace e fratellanza. Ogni monaco ha il suo compito: chi cura l'orto, chi prega, chi prepara il pane. Tu potrai unirti a noi e imparare."
I monaci erano tutti anziani, la maggior parte oltre i 70: Padre Giovanni, 78 anni, magro ma con un petto peloso che si intravedeva dalla tonaca slacciata; Padre Luigi, 72, tarchiato e con braccia muscolose da una vita di lavoro manuale, piedi grandi e curati che Simone notò mentre camminavano nel chiostro; e Padre Matteo, 80, con una barba bianca folta e peli che gli coprivano le gambe fino alle caviglie. La vita era tranquilla: preghiere all'alba, pasti frugali, lavori nell'orto sotto il sole tiepido. Per Simone era una rinascita. Ogni giorno vedeva quei vecchi maschi con i sandali ai piedi, le dita esposte, pulite dopo le abluzioni mattutine, e la sua mente vagava in fantasie perverse. Immaginava di inginocchiarsi, leccare quelle piante sudate, succhiare le dita mentre i monaci gemevano. Voleva un'orgia sfrenata, donarsi completamente, far godere quei corpi anziani con il suo giovane culo e la sua bocca avida.
Dopo una settimana, non resse più. Si avvicinò a Padre Bernardo durante l'ora della confessione, nel confessionale buio e odoroso di incenso. Si inginocchiò, le mani sudate che stringevano il bordo dell'inginocchiatoio. Le parole gli uscirono a fatica, spezzate, con la voce che tremava.
“Padre… ho pensieri impuri. Molto impuri. Non verso le donne… verso gli uomini. Verso… verso uomini come voi. Anziani. Pelosi. Tarchiati. Mi eccitano i vostri corpi, i vostri piedi… vorrei… toccarli, leccarli, baciarli. Vorrei… donarmi a voi. Farvi godere. Offrire il mio corpo per il vostro piacere. Il mio culo… la mia bocca… tutto.”
Silenzio. Un silenzio pesante, lunghissimo.
Padre Bernardo respirò forte, quasi un rantolo. Quando parlò, la voce era dura, tagliente.
“Queste sono parole del demonio, ragazzo. Non osare contaminare questo luogo sacro con simili… abominii. La carne è debole, ma tu stai giocando con il fuoco eterno. Vai. Pregherò per la tua anima, ma non voglio più sentirti pronunciare certe cose qui dentro.”
Simone sentì le guance bruciargli. Si alzò di scatto, inciampò quasi nell’uscita del confessionale. Mormorò un “mi perdoni” strozzato e fuggì via, le lacrime che gli pungevano gli occhi. Si chiuse nella sua piccola cella, si buttò sul pagliericcio e rimase lì, rannicchiato, a fissare il soffitto di pietra. Si sentiva sporco, respinto, stupido. Aveva sbagliato tutto.
Nei giorni seguenti evitò il refettorio, mangiava poco, parlava ancora meno. Padre Bernardo, nella sua cella più grande, sedeva sul bordo del letto con le mani tremanti sulle ginocchia. Le parole di Simone gli ronzavano nella testa come vespe. Non era solo disgusto: era paura. Paura che quelle immagini – un giovane inginocchiato, labbra sulle sue piante dei piedi, mani sul suo ventre peloso – avessero acceso qualcosa di proibito che credeva morto da decenni. Si sentiva in colpa per averlo trattato con tanta durezza. Il ragazzo era venuto a cercare aiuto, comprensione, e lui lo aveva cacciato come un appestato.
La terza sera, quando il convento era immerso nel silenzio più profondo, si sentì bussare piano alla porta della cella di Simone.
“Chi è?” sussurrò.
“Sono io. Padre Bernardo.”
Simone aprì, il cuore in gola. Il priore entrò, reggendo una piccola candela. Indossava solo la tonaca leggera da notte, i piedi nudi sul pavimento freddo. Chiuse la porta dietro di sé.
“Volevo… chiederti perdono,” disse piano. “Ti ho trattato male. Non avrei dovuto. Tu sei venuto qui in cerca di pace, e io ti ho respinto.”
Simone abbassò lo sguardo. “Non importa. Ho sbagliato io a parlare.”
“No. Hai sbagliato a vergognarti di ciò che senti. Ma anch’io… anch’io ho sbagliato a giudicare senza ascoltare.”
Si sedettero uno di fronte all’altro sul bordo del letto stretto. Parlarono a lungo, a voce bassa. Bernardo raccontò della sua giovinezza, dei desideri repressi, del voto di castità che aveva tenuto per sessant’anni. Simone confessò la solitudine, la fame di contatto con corpi maturi, vissuti. Pian piano, la distanza tra loro si sciolse. Bernardo posò una mano nodosa sulla spalla di Simone. Era un gesto paterno, affettuoso.
Ma Simone, con il respiro corto, prese quella mano e la portò sul proprio petto nudo sotto la camicia da notte.
“Padre… voglio di più. Voglio che mi tocchi. Che mi faccia sentire… voluto.”
Bernardo ritrasse la mano di scatto, ma non si alzò. Gli occhi gli brillavano nella penombra.
“Non posso. È peccato.”
“E se non lo fosse? Se fosse solo… amore tra due uomini? Consensuale. Voluto. Senza fare male a nessuno.”
Il vecchio tacque. Simone si avvicinò, piano. Gli sfiorò la barba bianca, poi il collo. Bernardo chiuse gli occhi, tremando.
Simone si inginocchiò tra le sue gambe aperte. Sollevò l’orlo della tonaca. Il sesso di Bernardo, grosso, venoso, semi-eretto, era lì, circondato da una foresta di peli bianchi. Simone lo prese in mano con delicatezza, lo accarezzò.
“Lasciami fare, padre. Ti prego.”
Bernardo emise un gemito strozzato, ma non lo fermò.
Simone chinò la testa e prese in bocca la cappella, lentamente, con devozione. Leccò la lunghezza, succhiò le palle pesanti e pelose, poi tornò su, ingoiando più che poteva. Bernardo gli mise le mani tra i capelli, non per spingere, ma per tenersi.
“Figliolo… oh Signore…”
Simone si alzò, si tolse la camicia. Si sdraiò sul letto, aprì le gambe.
“Sono ancora vergine, padre. Non ho mai… con nessuno. Voglio che sia tu il primo.”
Bernardo lo guardò a lungo, combattuto. Poi si chinò su di lui, lo baciò sulla fronte, sulle labbra – un bacio dolce, paterno che divenne presto affamato. Le mani callose scivolarono sul corpo liscio di Simone, accarezzandolo con una tenerezza infinita.
Sputò sulla mano, lubrificò il proprio sesso grosso e venoso, poi lo appoggiò all’ingresso stretto di Simone.
“Se fa male, dimmelo subito. Mi fermo.”
Simone annuì, gli occhi lucidi.
Bernardo spinse piano. Simone gemette, un misto di dolore e piacere. Il vecchio entrò centimetro dopo centimetro, fino in fondo, le palle pelose contro le chiappe di Simone. Rimase fermo, lasciando che il ragazzo si abituasse.
“Respira, tesoro mio.”
Simone si rilassò piano piano. Poi annuì.
“Muoviti… ti prego.”
Bernardo iniziò a muoversi, lento, profondo, affettuoso. Ogni spinta era accompagnata da un bacio sul collo, sulla fronte, sulle labbra. Simone si aggrappò alle spalle larghe e pelose, gemendo piano.
“Padre… è bellissimo… non fermarti…”
Il ritmo aumentò gradualmente. Bernardo grugnì, il ventre tondo che sbatteva contro Simone. Le mani del ragazzo scesero a toccare i piedi grandi e venosi del priore, li accarezzò, li strinse mentre veniva scopato.
“Vieni dentro di me… riempimi…”
Bernardo accelerò, il respiro affannoso. Con un ultimo affondo profondo emise un gemito rauco e venne, fiotti caldi e densi che inondarono l’interno di Simone. Rimase dentro, pulsando, fino all’ultima goccia.
Quando uscì, Simone sentì il seme colare fuori, caldo e abbondante. Bernardo lo abbracciò forte, lo strinse al petto peloso.
“Non c’è nulla di sbagliato in questo,” mormorò il vecchio, baciandogli i capelli. “Se è amore, se è consenso, se è gioia… non è peccato.”
Simone sorrise, le lacrime agli occhi, e si accoccolò contro di lui.
Da quella notte, Padre Bernardo non fu più lo stesso. Con la sua autorità di priore, divenne il promotore silenzioso delle riunioni successive. Radunava i fratelli più fidati – Giovanni, Luigi, Matteo, Antonio, Carlo, Domenico, Emilio, Francesco, Giuseppe, Ignazio, Lorenzo, Marco – e li invitava a esplorare insieme quella nuova fratellanza erotica. Simone era al centro, insaziabile: leccava piedi curati e venosi, inculava i frati sdraiati di schiena con le gambe sulle sue spalle, si faceva sfondare il culo da dietro mentre lo sperma caldo colava giù dal buco dilatato ogni volta che un vecchio estraeva il cazzo venoso.
Le orgie collettive si svolgevano ogni sera dopo le preghiere vespertine, trasformando il monastero in un vortice di piacere sfrenato e consensuale. Iniziavano nel refettorio, con le candele che illuminavano i corpi nudi: Simone si inginocchiava al centro del lungo tavolo di legno, circondato da una dozzina di monaci pelosi e tarchiati, i loro cazzi venosi e curvi che si drizzavano alla vista del suo corpo giovane e liscio. "Venite, padri... usatemi come volete," implorava Simone, la voce rotta dall'eccitazione. Padre Bernardo dava il via, slacciando la tonaca e offrendo i suoi piedi grandi e venosi: Simone li leccava avidamente, la lingua che tracciava le vene sporgenti, succhiando le dita tozze mentre il priore gli ficcava il cazzo grosso in bocca, pompando piano e lasciando che la saliva colasse sul petto peloso bianco.
Intanto, gli altri si univano: Padre Giovanni, con il suo cazzo magro ma lungo, si posizionava dietro Simone e lo inculava con affondi lenti, le palle sagginanti che sbattevano contro le chiappe; Padre Luigi, tarchiato e muscoloso, si sdraiava di schiena sul tavolo, gambe pelose sulle spalle di Simone, che lo sfondava con il suo uccello duro mentre Padre Matteo gli leccava le palle da sotto. "Cazzo, ragazzo, il tuo culo è un paradiso," grugniva Giovanni, estraendo il cazzo per spruzzare sborra calda dentro, lasciando colare il seme denso e bianco giù dalle cosce di Simone quando usciva, lubrificando per il prossimo – Padre Antonio, 76 anni, basso e peloso, che entrava subito dopo, il suo cazzo curvo che dilatava ulteriormente il buco già gocciolante.
Le orgie si spostavano nel chiostro ombroso al tramonto, dove l'aria fresca accarezzava i corpi sudati: Simone a quattro zampe sull'erba, leccava i piedi di Padre Carlo, la bocca piena di dita venose mentre Padre Domenico lo inculava da dietro, alternandosi con Padre Emilio – uno entrava, scopava forte, veniva con schizzi caldi che traboccavano dal culo di Simone, estraeva lasciando rivoli di sborra colare sulle palle e sull'erba. "Guarda come gocciola, troia... prendine ancora," gemevano i vecchi, i loro corpi tarchiati che si sfregavano tra loro: Padre Francesco segava il cazzo tozzo di Padre Giuseppe, peli bianchi che si intrecciavano, mentre Padre Ignazio baciava il petto peloso di Padre Lorenzo, le lingue che esploravano capezzoli grigi e duri.
Nella cappella buia, illuminata da candele tremolanti, l'atmosfera era sacrilega e divina: Simone sdraiato sull'altare, le gambe aperte, inculava Padre Marco con foga, il suo cazzo che martellava il buco peloso mentre leccava i piedi enormi e curati di Padre Matteo, saliva che colava dalle dita. Dietro, una fila di monaci si alternava nel suo culo: Padre Luigi entrava per primo, pompando fino a venire con un ruggito, sborra che inondava e colava fuori quando estraeva; Padre Giovanni lo seguiva, il suo cazzo lungo che scivolava nel seme caldo, aggiungendo il suo carico denso che gocciolava copioso. "Sì, padri... riempitemi, fatemi colare la vostra sborra vecchia," urlava Simone in estasi, mentre i monaci giocavano tra loro – Padre Bernardo inculava Padre Antonio da dietro, le pance rotonde che sbattevano, mani che segavano cazzi venosi e pelosi, bocche che succhiavano palle pesanti.
Nell'orto tra i filari di viti, sotto la luna, le orgie diventavano selvagge: Simone circondato da tutti i frati, passava da un piede all'altro, leccando piante salate e succhiando alluci come piccoli cazzi, mentre Padre Domenico lo inculava e Padre Carlo lo segava. I monaci formavano catene: Padre Emilio sfondava Padre Francesco, che a sua volta inculava Padre Giuseppe, i loro cazzi grossi che entravano e uscivano da buchi pelosi, sborra che spruzzava ovunque – in bocca a Simone, sul suo petto liscio, nel suo culo dilatato dove Padre Bernardo aggiungeva il suo seme finale, colando in rivoli bianchi giù dalle chiappe. "Adoro i vostri corpi pelosi, i vostri cazzi vecchi... non smettete mai," gemette Simone, coperto di sudore e sperma, mentre i vecchi stalloni si baciavano tra loro, barbe bianche che si intrecciavano, mani che esploravano pance tonde e cosce venose.
Queste orgie collettive non erano solo scopate brute: erano un rituale di fratellanza, dove ogni monaco – guidato da Padre Bernardo – scopriva il piacere represso, alternandosi su Simone come su un altare vivente, i loro corpi anziani che tremavano di godimento, sborra che mescolava in pozze calde sul pavimento, piedi leccati fino all'estasi, cazzi succhiati fino all'ultima goccia. Simone era il catalizzatore, sempre al centro, la sua bocca avida piena di seme, il culo gocciolante di creampie multipli, in un'orgia infinita di maschi pelosi e tarchiati.
Simone non riusciva a staccarsi da quel paradiso. La sua fame di maschi anziani pelosi e tarchiati era saziata ogni giorno, e Padre Bernardo, con il suo ruolo di guida, aveva trasformato il convento in un luogo dove la castità era diventata un ricordo lontano, sostituita da un piacere condiviso, consensuale e profondo.
Dopo quei giorni intensi, Simone partì, ma promise di tornare. Il convento non fu più lo stesso: la fratellanza ora includeva quel tocco perverso e affettuoso, e Simone sapeva che la sua fame di anziani tarchiati e pelosi, dei loro piedi e del loro sperma colante, lo avrebbe riportato lì, sotto la guida saggia e carnale di Padre Bernardo.
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